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5 Dic

Anticorpi, spettacolo di Danza a Catania.

La coreografia Anticorpi è al suo debutto in Sicilia ed è la terza tappa del progetto “Sud-virus o dell’appartenenza” di Roberto Zappalà.

La coreografia sarà in scena il 6/7/8 e il 13/14/15 dicembre 2013 a Scenario Pubblico a Catania. Prodotta dalla compagnia Zappalà Danza e Scenario Pubblico international choreographic centre Sicily, in collaborazione con GoteborgsOperan Danskompani, Civitanova Danza/Amat e Fondazione Nazionale della Danza (Reggio Emilia) e con il sostegno di Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Regione Siciliana Ass.to al Turismo, Sport e Spettacolo, Anticorpi è la declinazione “scientifica” del progetto “Sud-Virus o dell’apparteneza” in cui il linguaggio coreografico, che ha come punto d’inizio l’osservazione al microscopio del virus “analizzato”, si sviluppa in una coreografia convulsa e minuziosa che i danzatori della Compagnia rendono linguaggio dal contagio sottile, coinvolgente e progressivo.

Le coreografie e i costumi sono di Roberto Zappalà, i ballerini Gaetano Badalamenti, Maud de la Purification, Alain El Sakhawi, Liisa Pietikainen, Roberto Provenzano, Fernando Roldan Ferrer, Ilenia Romano sul palcoscenico/vetrino eseguiranno i movimenti in apparenza caotici di organismi macroscopici (i danzatori), “replicano e ritrasmettono” l’apparente caoticità di organismi microscopici; ma, come nella vita, il caos è organizzato.
E se in laboratorio spesso si utilizzano liquidi di contrasto, per meglio scoprire e seguire nuovi percorsi della materia, allo stesso modo, in Anticorpi, un preludio di Bach e uno scioglilingua siciliano ripetuto come un mantra si insinuano nel tessuto percussivo/ossessivo della musica elettronica per indicare nuovi percorsi estetici e narrativi.

In Anticorpi incomincia a delinearsi l’altro aspetto del progetto, quello relativo all’appartenenza. Nello spettacolo il virus viene declinato dall’ambito biologico a quello culturale trasmettendo il suo contagio da un corpo biologico ad un corpo sociale. Trasportato dal corpo/voce dei danzatori il virus si insinua così in quelle manifestazioni assolute di appartenenza che sono gli inni, (nazionali e non), per creare così spazi e mondi possibili ma inesplorati, che dal caos conducono alla pacificazione finale.

Danze e suoni come oasi di diversità, luoghi altri che, parafrasando Calvino de Le citta invisibili, ci permettano di distinguere nel virus/mondo che ci circonda quello che virus non è, e dargli spazio.

 

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